Titolo
originale: |
Victim |
Genere: |
Drammatico |
Sezione
nel sito: |
A
proposito di... Cinématographe |
Provenienza,
anno, durata, ecc.: |
GB,
1961, 98-100', b/n |
Regia: |
|
Interpreti principali:
Dirk
Bogarde, Sylvia Sims, John Barrie, Dennis Price, Nigel Stock,
Peter McEnery, Anthony Nichols e Donald Churchill
|
|

|
|
|
Un
giovane proletario (P. McEnery), accusato di furto, non si discolpa,
come potrebbe, per non rivelare la propria omosessualità
e non compromettere l’avvocato Farr (D. Bogarde), sposato,
con cui ha avuto una breve relazione. Quando dei ricattatori minacciano
di diffondere la notizia, il giovane si uccide per proteggere il
matrimonio e la carriera di Farr che, allora, decide con coraggio
di portare i ricattatori in tribunale.
(Sinossi
e commento liberamenti tratti dal "Dizionario dei film - il
Morandini") |
|
|
|
Scritto
da Janet Greer e John McCormick, è il primo film nella storia del
cinema in cui si pronunciano le parole omosessuale e omosessualità.
In un dialogo si dice anche che il 90% dei casi di ricatto nell’Inghilterra
di quegli anni coinvolgeva gli omosessuali. Nonostante una certa cautela
di fondo, il merito principale di B. Dearden (1911-71) e dei suoi sceneggiatori
consiste nell’onestà con cui analizza il meccanismo che porta
i gay a nascondersi e raffigura il protagonista, pronto a dare una qualche
dignità alla sua relazione omosessuale e a combattere per legittimarne
l’esistenza.
Negli
USA il film non ottenne il visto di circolazione e fu distribuito nel
circuito d’essai. La maggior parte dei critici nordamericani, compresa
la spregiudicata e reazionaria Pauline Kael sul “New Yorker”,
non mandarono giù il rospo. «Il film legittimava da un lato
problemi sociali considerati spiacevoli e dall’altro convalidava
l’esistenza di omosessuali che non fornivano occasioni di risate
alla maggioranza. In una parola, Victim era un guastafeste» (Vito
Russo).
|
|
«All’epoca
destò scalpore per il tema (la legge puniva ancora l’omosessualità
anche se non praticata in pubblico) e i risvolti sociali (l’omosessualità
attraversa tutte le classi sociali), anche se parte della critica accusò
Dearden di aver “indorato la pillola” ricorrendo alla struttura
da giallo. La drammatizzazione del personaggio principale – integrato
nella società in quanto avvocato e marito, ma nello stesso tempo
al di fuori e potenzialmente perseguitato – rimane ancora il punto
di forza di un film ben scritto e ben interpretato» (Paolo Mereghetti,
come sempre magnanimo se si tratta di omosessualità maschile). |